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Teoria e Tendenze

L’elearning secondo Bill

A quanto pare, in una recente intervista Bill Gates avrebbe dichiarato che entro 5 anni l’e-learning si affermerà e la formazione a distanza sarà pratica diffusa e consolidata.

Ora, questa cosa non può che farmi piacere, ma se come riporta punto informatico il buon Bill intende per istruzione online la possibilità di scaricare testi e fare esami online, mi mette anche un po’ di tristezza.

Non ho potuto leggere o ascoltare l’intervista originale, ma se davvero questa fosse l’idea che ha dell’elearning colui che (in un modo o nell’altro) è stato indubbiamente il principale promotore dell’informatizzazione di mezzo mondo, beh, allora credo ci sarebbe davvero da preoccuparsi.

Ma speriamo di no…

Portare l’e-learning in azienda: chi ben comincia…

Una delle prime problematiche che affrontiamo quando iniziamo a lavorare con una nuova azienda per l’implementazione di progetti elearning è quella della vendita e promozione interna del progetto. Vi raccontiamo un po’ cosa abbiamo imparato dalle nostre esperienze…

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Dove vanno gli LMS?

Segnalo questa interessante Discussione su Linked In, iniziata da Naveen Kumar. Il tema è “dove saranno gli LMS (le piattaforme di e-learning) tra 2 anni?”.  Vi riassumo i principali commenti e le principali risposte: come sempre nel gruppo “Elearning Guild” gli intervenuti sono tutti americani (o indiani, sempre di più) ma penso che ci diano un’indicazione molto chiara di quali sono le tendenze in mercati più maturi del nostro. Eccovi una selezione di risposte:

  • continuiamo a sentire che la gente vuole un LMS che funzioni (questo è abbastanza significativo… 🙂 ) e che gli enormi, costosi LMS commerciali tendono a non funzionare. Inoltre, troppi mettono il sistema davanti ai contenuti e poi non capiscono perché i loro dipendenti non imparano nulla.
  • penso che le imprese si sposteranno da sistemi enormi che fanno tutto (e sono molto complessi e costosi) verso sistemi più piccoli che eseguono pochi compiti e li fanno bene.
  • il nuovo LMS deve contenere le caratteristiche di successo dei sistemi di blog e social network. Dovrebbe dare ai dipendenti il potere di utilizzare non solo le risorse interne e gli esperti ma anche quelle di gruppi professionali e quelle al di fuori delle imprese stesse, e incoraggiare la pubblicazione di oggetti didattici informali ma rilevanti.
  • Il nuovo LMS dovrebbe consentire l’uso di contenuti informali ricercabili, editabili, linkabili per e-mail, commentabili ecc. ecc. , con la possibilità di alert automatici che mi avvisino della presenza di commenti e reazioni a un nuovo contenuto.
  • dobbiamo avere un sistema che redistribuisca il contenuto in modo che diventi “virale”, cioé che siano i dipendenti stessi a far “girare” i contenuti.
  • così come anni fa la moda era avere un “Training Center” e tutti spendevano grandi risorse in questo (senza preoccuparsi del piano di formazione e dei contenuti), oggi molti investono grandi risorse in un LMS. Ma anche questo non serve a nulla se non c’è un buon programma di formazione e buoni contenuti. Si dovrebbe prima investire in quello.
  • Gli LMS si disaggregheranno in applicazioni multiple, più piccole e ci sarà un’integrazione più stretta con altri sistemi aziendali (risorse umane, gestione documentale..): questo lo si vede già nelle linee guida del futuro standard SCORM 2 (https://www.letsi.org/scorm2)

Direi che – neanche a farlo apposta – sono in larga parte i concetti su cui anche noi di elearnit stiamo cercando da sempre di orientare il dibattito. Le parole chiave dunque sono: rimettiamo il contenuto davanti al sistema; integrazione e interoperabilità; apertura alle funzioni “social”; LMS “leggeri”; LMS ….che funzionano.

E-learning open source per le aziende?

Open SourceAvvertenza: post lungo.
Prendo spunto da un post che ho letto su Learning Visions. Cammy Bean, pur americana,  lavora per Kineo (UK)*: insomma, lei parla del mercato americano e inglese. Un sistema LMS a basso costo, secondo la ricerca citata da Cammy, parte da 58.000 dollari. Continua a leggere “E-learning open source per le aziende?”

Mercato e-learning: mini osservatorio

osservatorio_001Amanda, sul blog di DMS, cita alcune analisi relative al mercato e-learning nella sanità e nel mondo Pharma secondo le quali

L’incertezza e l’attesa non aiutano a tener alte le aspettative. E questo fa dire ad altri analisti più prudenti che incrementi di budget destinati alla FAD ci saranno sicuramente, ma saranno meno sostanziosi: intorno al 30%. Qualcuno pensa anche lo zoccolo duro della formazione resterà comunque residenziale, in quanto solo con eventi in presenza si riescono a scatenare dinamiche relazionali e di carattere promozionale che, soprattutto per le aziende farmaceutiche, sono molto importanti. Secondo questa campana la FAD avrà più successo quindi tra quelle realtà medio-piccole che difficilmente hanno budget per affrontare grandi eventi.

Beh, Amanda stessa ci dice che le cose non stanno affatto così dal loro osservatorio. Si parva licet, vorrei dire che non stanno affatto così nemmeno dal nostro, di osservatorio.

Quello che osserviamo noi è:

  • le grandi imprese lentamente si stanno affacciando all’idea dell’e-learning, magari (come dice anche Alberto)
  • ci sono sempre più produttori di contenuti orofessionali verticali: anche tra i nostri prospect o clienti, sta crescendo la percentuale di produttori di contenuti che si cimentano con la produzione di contenuti per la FAD (aiutati anche dalla diffusione degli strumenti rapid). E chi non si cimenta….vorrebbe cimentarsi (magari assieme a noi 🙂 )
  • ci sono sempre più esperimenti di Web Tv professionali: pare che tutti stiano scoprendo anche questa frontiera.

Per ora sul mercato vediamo molta sperimentazione: riparliamone tra un anno, secondo me ci saranno novità interessanti!

Sviluppare nuove funzioni

flusso di datiQualche tempo fa ho parlato di “piattaforme sì, ma meglio se integrate”. Riprendo il discorso con una domanda/provocazione:

ha senso per gli sviluppatori sviluppare nuove funzioni che la “piattaforma” non contempla?

Nel mondo dello sviluppo di software commerciale, ha senso.

Ma nel medio-lungo periodo può creare problemi sia al “vendor” che allo “sviluppatore”. Che potrebbe trovarsi superato in vari modi: o perché la “casa madre” ha incorporato le stesse funzioni da lui faticosamente create all’interno della nuova versione del software, oppure perché sono state cambiate le API e la nuova funzione… non funziona più. Come dice Dave Winer (che ho letto via Joel On Software) (in 2007): “Sometimes developers choose a niche that’s either directly in the path of the vendor, or even worse, on the roadmap of the vendor. In those cases, they don’t really deserve our sympathy.”

Giusto per fare un esempio, il nuovo IPhone 3GS ha reso inutili e obsolete 15 funzioni nuove che erano state sviluppate nel corso degli ultimi tempi.

Facciamo un esempio nell’e-learning: “oh, guarda! la piattaforma e-learning Pinco Pallino 2.0 non ha la gestione dei template. Allora mi creo la mia nicchia di mercato e creo un’applicazione che fa la gestione dei template”.
Il problema è che

  • se è qualcosa che interessa a tutto il potenziale mercato, sicuramente sarà incorporato nella versione successiva
  • se è qualcosa che interessa solo pochi clienti (che ne so, una funzione per esportare tutti i commenti di un forum) non la si potrà vendere a nessuno

Rimangono alcuni casi interessanti dal punto di vista dello sviluppatore: sviluppare applicazioni verticali (per un mercato, per un tipo di clienti) che abbiano un appeal abbastanza ampio e definito da essere commercialmente interessanti ma non troppo, per non farsele “mangiare” dal vendor.

Nel mondo dell’open source, questo scenario cambia (credo in meglio):
lo sviluppo di funzioni nuove arricchisce sia il vendor che gli sviluppatori (e in ultima analisi i clienti…) in un gioco in cui tutti vincono.  Ovviamente, per far funzionare questo circolo virtuoso occorre che la comunità degli sviluppatori e la “casa madre” siano in contatto stretto e continuo (e questo accade per Moodle come per Docebo): solo così ci si può assicurare che anche dopo la release di versioni successive tutto continui a funzionare correttamente.

Anche in questo scenario nulla vieta che i clienti possano volere funzioni particolari che non interessano a nessun altro (magari perché illogiche) nè che si possano sviluppare applicazioni custom che non verranno rilasciati alla comunità: resta però il fatto che è uno scenario molto interessante per tutti coloro che ne sono protagonisti: utenti finali, vendor e sviluppatori.

La crisi fa bene all’e-learning (II)

(e l’e-learning fa bene all’ambiente)

Il risparmio economico è sicuramente la leva che sta maggiormente accendendo l’attenzione verso la formazione mediata dalla tecnologia, ma c’è un altro elemento che credo valga la pena analizzare: l’impatto ambientale.

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La crisi fa bene all’elearning (I)

(e l’elearning fa bene alle aziende in crisi)

L’attuale crisi economica, e quella petrolifera dell’anno scorso, fanno bene all’e-learning? Probabilmente si. Quantomeno se dobbiamo valutarlo dalla crescita di attenzione e di sensibilità che registriamo tra i nostri clienti.

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7 cose da evitare nella produzione di video

Visto che ogni tanto pubblichiamo video tutorial e parliamo dell’importanza di creare video professionali e coinvolgenti, segnalo una breve lista di cose da evitare quando si crea un video.  Diciamo che è soprattutto per chi vuole provare a creare dei video “fai-da-te”, ma è utile per evitare di trascurare dettagli che si possono dimenticare…

http://blog.litmos.com/2009/03/7-things-to-avoid-in-online-training.html

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