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Elearnit: Know How to Know!

Building Digital Academies

Parte un corso blended con IAL

Mi riallaccio al post “Maledetta FAD!” per segnalare un esempio di come – sia pure pian piano e a fatica – qualche ente sta iniziando a ragionare di come integrare la Fad nella propria progettazione didattica.

A breve partirà un corso sulla creazione d’impresa realizzato in collaborazione con Ial Emilia Romagna – sede di Modena.

Il corso sarà realizzato con modalità “blended” (miste aula – elearning)

Proviamo a immaginare: andiamo a un corso, ascoltiamo e impariamo. Se il docente era bravo, ci ha aperto molti orizzonti nuovi.
Ma quando torniamo a casa (o – se era un corso aziendale – il mattino dopo) che si fa?

Chiaro: se la nostra motivazione è molto forte ci sforzeremo di applicare nella pratica quanto imparato. Ma spesso il quotidiano è più forte della motivazione…

Il corso “Neoimpresa” consentirà a IAL di sperimentare la modalità blended: i 12 destinatari, aspiranti imprenditori, potranno utilizzare la piattaforma per l’autoapprendimento, per le esercitazioni e per il loro project work assieme al docente.

Ed ecco l’apprendimento “blended”

  • i materiali saranno in larga parte prodotti da elearnit
  • i docenti interagiranno con elearnit per la produzione dei contenuti, in modo da integrare correttamente le modalità didattiche (aula e elearning)
  • il corso è stato progettato fin dall’inizio con questa modalità
  • nella fase di promozione del corso, i corsisti che si sono iscritti hanno manifestato interesse verso la modalità mista: per molti (il corso è per lavoratori) questo è l’unico modo in cui possono partecipare! (alcuni hanno chiesto: ma non si può fare tutto a distanza?)
  • il docente stesso potrà sottoporre delle esercitazioni o dei casi di studio che il corsista può svolgere da solo o anche con gli altri partecipanti
  • il project work individuale sarà sviluppato attraverso la piattaforma, usufruendo dell’esperienza del docente (usando ad esempio il “repository”)

Insomma, il corso diventa un’esperienza continuativa che mi accompagna e non solo un avvenimento spot.

E’ un esempio virtuoso di quello che può fare un ente di formazione integrando l’e-learning nella sua attività didattica.

Usare il video in formazione: due soluzioni

Se è vero che con la diffusione dell’ADSL e l’invenzione di youtube il video online è arrivato alla portata di tutti, senza bisogno di grossi investimenti tecnologici, è anche vero che le soluzioni sia tecniche che metodologiche per utilizzarlo in ambito formativo sono ancora un mondo in divenire, soprattutto se si parla di video nati per una platea e non prodotti appositamente: c’è ancora tanto da scoprire e tanto da provare.

Oggi ad esempio ho visto un paio di modi interessanti di “giocare” con i video, che credo possano avere implicazioni interessanti in elearning.

Il primo è quello utilizzato qua: http://www.ted.com/index.php/talks/view/id/230
Passando con il mouse sul video, sopra alla barra di scorrimento, mostra una suddivisione in diversi “segmenti” titolati. Credo che sia inutile evidenziare quanto questa soluzione possa essere pratica nel caso di video formativi abbastanza lunghi, nel permettere a chi guarda per la prima volta di farsi un’idea degli argomenti e della struttura della presentazione, e a chi invece riguarda il video di andare direttamente all’argomento di interesse senza dover avanzare a caso con lo slider. Lo trovo interessante nel caso di conferenze o presentazioni come quella dell’esempio, ma anche nel caso di dimostrazioni tecniche di una procedura.

Un’altra soluzione interessante che mi ha segnalato Massimiliano proprio questa mattina può essere quella di http://zentation.com/, un servizio che permette di sincronizzare delle presentazioni powerpoint con video pubblicati su Google Video, e di pubblicare tutto gratuitamente online (qualcosa tipo slideshare, insomma). Da quanto si legge sul sito lo staff sta lavorando per l’integrazione con Youtube, che al momento non è supportato per un differente modo di gestire il buffering video.

Tempo e Budget nella realizzazione di risorse didattiche

Riprendo qui alcune riflessioni da un mio intervento sul forum di Orientamenti e Disorientamenti, in una discussione sul tema “Risorse didattiche: come costruirle e come usarle”.

Nella mia esperienza, prevalentemente in ambito aziendale, la complessità dello sviluppo delle risorse didattiche (dato dalla somma di soluzioni tecnologiche e di componenti didattiche ) dipende dall’obiettivo e dal budget: cosa si vuole ottenere, in che tempi deve essere prodotto il corso e quanto ci si può investire.
Con questo non voglio assolutamente dare un taglio “amministrativo” ad un tema squisitamente didattico, ma solo sottolineare come a volte le condizioni “ambientali” di un progetto possano costringere ad adottare soluzioni di compromesso nella progettazione delle risorse formative.
Se il corso deve essere erogato entro 2 settimane mi limiterò a produrre un semplice ipertesto, so ho tempo e budget per curare progettazione e sviluppo potrò ragionare molto di più sulla struttura dei contenuti e sullo storyboarding di un corso, progettare interazioni e ralizzare tutto con tecnologie più adeguate (animazioni, video, audio).
In entrambi i casi dò per scontata la presenza di un momento di valutazione online più o meno complesso.
Nel caso ideale che ci siano tempi e budget per lavorare con tranquillità sulla progettazione e sulla realizzazione tecnica delle risorse, valuterò altre variabili che incidono sulle scelte tecno e metodologiche:
– Come verranno erogate le risorse? (CD o LMS)
– In che condizioni tecniche? (pc domestici o videoterminali aziendali, con o senza schede audio,..)
– In che condizioni ambientali? (a casa con disponibilità di tempo, in azienda in orario di lavoro, in un’aula informatica nell’orario del corso…)
– Che tipo di contenuto (normativo, istruzionale o tecnico, competenze comportamentali,…)

In base a queste variabili decido se è il caso di realizzare risorse di durata maggiore o minore, se prevedere l’audio, e così via. Ad esempio, se i fruitori delle risorse devono guardarsele nei ritagli di tempo in azienda, col rischio di essere interrotti, produrro pillole formative di pochi minuti, meglio ancora se in video, altrimenti posso pensare a moduli più lunghi con una maggiore componente testuale.

La metafora della Matrioska e Articulate

articulateScrive Fabio in questo Post che si può usare la metafora della Matrioska come esempio di ciò che si può fare integrando strumenti diversi:

….Ovvero, utilizzando ottimi strumenti come Adobe Captivate o Articulate Engage o Articulate Presenter, potrei integrare tutto in una unica interfaccia? La risposta è si!…

La metafora è azzeccata e l’esempio calzante: in realtà, si possono integrare in Presenter un sacco di altre cose (come detto sia da Fabio che da noi in altri post).

Interazioni eXe, quiz creati con HotPot, pagine web statiche o dinamiche…

Nei prossimi post, mostreremo qualche esempio in tal senso.

Intervista a Elearnit – parte 2

Intervista(Come dicevo, continua..)

Domanda: Recentemente, il mio responsabile mi ha chiesto un’analisi di fattibilità sull’applicazione dell’e-learning nel nostro contesto aziendale, dove la formazione è decisamente un aspetto rilevante.

Devo poter dimostrare che l’elearning è effettivamente una scelta vincente, che genera valore per l’azienda e non solo in termini economici. Devo anche dimostrare che un cambiamento del genere non va a discapito del livello del servizio, capisci?

Risposta: Di solito infatti il primo driver per l’introduzione dell’elearning è il risparmio economico in spese per i docenti e in tempo da parte di tutte le persone coinvolte. Tuttavia, secondo me oltre a questo si genera anche valore in termini – se vogliamo – di crescita del sistema di knowledge management aziendale. Non solo la crescita delle competenze è messa a sistema, ma anche la gestione e la consapevolezza di dove sono e come sono le informazioni.

D. Per me e-learning vuol dire, nel nostro caso, scaricare il formatore di parte della formazione (inizialmente si potrebbe pensare per argomenti puramente teorici, per esempio) e impegnarlo in altre attività complementari/alternative e soprattutto occupare i “tempi morti” che gli addetti possono avere tra una chiamata e l’altra, sfruttando questi corsi per renderli multiskill.

Anche qui, inizialmente il maggior vantaggio percepito è che si ottiene un risparmio di tempo soprattutto su argomenti che ben si prestano, per la formazione ripetitiva (nuovi assunti, welcome kit, procedure, teorie…)

D. ecco perchè ritengo sia fondamentale anche la comunicazione: gli operatori non devono pensare che sia un’alternativa al loro lavoro o, peggio, un modo per controllarli.

Ovviamente l’innovazione va “venduta” prima di tutto internamente. La coercizione e il controllo possono essere utili all’inizio, ma già nel medio termine non pagano. La sfida vera è ottenere – come è capitato ad alcuni clienti – che siano gli operat ori stessi a chiedere di fare più corsi in e-learning. La coercizione penso che non paghi in assoluto, il controllo secondo me non è il concetto giusto: è più giusto dire (e fare) che si mettono a sistema le competenze di ognuno e se ne tiene traccia.

D. Ti chiedevo approfondimenti sulla formazione blended perchè penso che si possa erogare una formazione in e-learning, ma andrebbe comunque associata ad alcune fasi in aula, seguite da un formatore (simulazioni, per esempio).

E devo poter rispondere a chi mi chiede che fine fanno le dinamiche relazionali di gruppo…

R. Le dinamiche relazionali di gruppo possono essere rafforzate dall’utilizzo dell’apprendimento collaborativo. Ovviamente, solo se è stato “venduto” bene in aula. Infatti il consiglio è sempre di iniziare con un incontro “fisico” e di alternare aula-fad-aula ecc ecc.
Aggiungo qualche “pezzo” di slide per avvalorare quanto sopra.

Intervista a Elearnit

IntervistaHo ricevuto una mail da una sconosciuta che sembrava fatta apposta per un post…
Tolgo i riferimenti personali e rendo anonimo il tutto, ma uso la mail che ci siamo scambiati per mettere in scena un’intervista impossibile a elearnit: l’occasione era troppo ghiotta!

Ciao Massimiliano,

sto facendo un’analisi di fattibilità in merito all’applicazione dell’e-learning in un contesto aziendale e magari puoi aiutarmi nel fornire risposte concrete.

Domanda: Cosa risponderesti a chi ti dovesse chiedere quali sono i Pro e Contro di una formazione d’aula e della formazione blended?

Risposta: In breve, secondo me la formazione blended è un “potenziatore” della fomazione in aula. in pratica, consente di gestire molto meglio il follow up.  Su questo tema, puoi guardare questo post che ho scritto di recente su Origyne.  http://www.origyne.it/2008/02/21/la-formazione-mista-aulae-learning/. La formazione solo in aula ha il pregio che se è fatta bene è coinvolgente (ma se fatta male è comunque noiosa e percepita da molti come perdita di tempo) e il difetto che non incide direttamente sui comportamenti da modificare: il giorno dopo il corso, se non è accompagnata da un follow up di qualche tipo, ognuno ritorna a fare come aveva fatto fino al giorno prima. Se l’obiettivo è far apprendere e addirittura generare cambiamento di comportamenti, distinguerei quindi tra formazione fatta bene e fatta male, più che aula e elearning;

D. Gli utenti, in questo caso dipendenti di un’azienda, non potrebbero affrontare il momento di formazione come un momento di “svago” rispetto al loro lavoro, senza portare quindi all’azienda il risultato sperato?

R. Volendo c’è anche chi dice che al giorno d’oggi solo le esperienze coinvolgenti e divertenti sono quelle che fanno imparare davvero. chiaro che dipende dall’argomento: se devo imparare a memoria una procedura o come riparare una macchina è bene che io sia concentrato (il che non implica che mi debba annoiare). Però la questione chiave è nell’ultimo pezzo della tua domanda: qual è il risultato sperato? qui ci vorrebbero più dettagli;

D. Su questo genere di formazione è stato scritto molto, ma secondo te, in breve, quali sono le condizioni di successo?

R. Commitment da parte dell’azienda e delle persone: è un cambiamento prima di tutto culturale. la tecnologia ormai è consolidata e non richiede grandi investimenti (a volte anche nessuno) ma è sempre una questione di persone. Se il management ci crede e “spinge” su questa metodologia e riesce a “venderla” internamente (ogni cambiamento porta resistenze) il successo (bisogna poi mettersi d’accordo su come misurarlo: tasso di completamento dei corsi? punteggi nelle esercitazioni? apprendimento realmente ottenuto? migliori performance da parte dei dipendenti?… dipende da molte cose) è molto probabile.

(…. non finisce qui….)

Video guida a Exe

Ricordate la recensione che avevo fatto per exe? Fabio di Ideosfera ha realizzato anche delle video guide molto utili e la ha pubblicate su Youtube.

Parte prima:

Parte seconda:

Grazie a Fabio Ballor per il suo post, a breve pubblicheremo degli esempi nostri di oggetti realizzati con eXe.

Maledetta FaD!

Dopo alcuni anni passati tra enti di formazione e progetti finanziati, da circa 3 anni io e Massimiliano ci siamo trovati a seguire attività elearning soprattutto in ambito corporate, e da queste esperienze è poi nato Elearnit. Ultimamente però stiamo ipotizzando nuovamente collaborazioni con enti di formazione o associazioni di categoria, e ogni volta che incontriamo una di queste organizzazioni, al primo accenno all’elearning vediamo inevitabilmente grandi reticenze e facce diffidenti e preoccupate. Sappiamo per esserci passati personalmente che questo atteggiamento deriva da una lunga serie di esperienze profondamente negative (dove “profondamente negative” è spesso un eufemismo, mentre a giudicare da certe reazioni il termine esatto sarebbe “terrificanti”) in svariati tentativi di far funzionare questa fantomatica formazione a distanza.

Allora (ma non parliamo poi di tanti anni fa) era di moda chiamare questo approccio e queste metodologie “FaD”, formazione a distanza, termine oggi caduto quasi in disuso. Lo so, tra di voi c’è qualcuno che ha partecipato a progetti che prevedevano la FaD e che a rileggere questo acronimo è appena stato preso da un morso allo stomaco e/o da brividi lungo la schiena, e ora è indeciso tra un malox e un aulin. Coraggio….

Perchè? Perchè, e ad essere onesti è uno dei motivi che ha fatto “emigrare” anche noi verso l’ambito corporate, FaD era diventata sinonimo di “progetti progettati male” senza una reale conoscenza dei metodi e delle tecnologie, con regole inadeguate dove si cercava di misurare la formazione a distanza come se fosse formazione d’aula, era sinonimo di difficoltà nel far capire l’approccio a docenti che temevano di essere bypassati e a tutor che lo vedevano solo come un lavoro in più, situazione che si ripercuoteva poi in difficoltà nel motivare i destinatari e nell’ottenere una reale fruizione dei corsi, con conseguenti enormi problemi in fase di rendicontazione.

Il tutto si inseriva poi perfettamente nella clamorosa esplosione della bolla “Nuove Tecnologie” che ha segnato i primi anni dopo il 2000: molti partner tecnologici si rivelavano improvvisamente fornitori di aria fritta.

Alla fine di tutto, quello che veniva chiesto in rendicontazione era (e forse è ancora): avete tutte le fatture dei docenti e dei fornitori? Vigliacchi a chiedere dei risultati reali, qualitativi! Anche questo, che era nella natura stessa dei finanziamenti, non ha certo incentivato la reale diffusione e il radicamento in queste strutture (proprio quelle che avevano la formazione come mission aziendale e core business) di una vera cultura dell’elearning.

In quelle esperienze mancavano completamente i criteri di efficienza economica e di efficacia organizzativa che misurano invece il successo di un intervento elearning in azienda: ma nella nostra esperienza sono stati proprio questi il vero acceleratore, e ora abbiamo clienti che formano online con successo centinaia di dipendenti, ottimizzando i costi e aumentando la formazione. Ragazzi, funziona davvero!

Sarà dura, ma oggi ci piacerebbe riprendere il discorso anche con queste strutture, ripartendo da nuove basi, o almeno da basi rinnovate:

  • Abbiamo nuove tecnologie, meno costose e più accessibili, e sappiamo usarle meglio.
  • Abbiamo nuovo know-how, sviluppato nell’esperienza quotidiana della formazione aziendale mediata dalla rete e dal computer.

Si tratta di creare una nuova cultura dell’elearning, si può creare un dialogo tra aziende, enti di formazione e associazioni di categoria. Le aziende possono insegnare pratiche di formazione a distanza a enti che possiedono strutture e capacità didattiche e organizzative, mentre le associazioni di categoria possono essere allo stesso tempo un veicolo e un contenitore di conoscenze verso il proprio bacino di utenza.
Io vedo solo un circolo virtuoso in cui tutti possono guadagnarci qualcosa, e che potrebbe finalmente portare a maturità gli ultimi 10 anni di esperienze sparse e disorganiche in questo ambito, riempiendo finalmente di sostanza l’espressione “società della conoscenza”.

E’ una sfida impossibile?

Creare esercitazioni con Hot Potatoes

hpheader6.gifHot Potatoes è uno strumento per creare esercizi a risposta chiusa. Prevede 6 tipologie: domande a scelta multipla, indovinelli, abbinamenti, parole crociate, concordanze e domande di completamento.

Si tratta di uno strumento freeware per usi non commerciali: è usatissimo nelle scuole, nelle università e in generale in ambito accademico. Può generare delle esercitazioni da mettere su pagine web “normali” (e consente anche di inviare in automatico i risultati delle esercitazioni a un indirizzo e-mail) ma consente anche l’export in versione IMS o Scorm 2004 per essere integrato all’interno di piattaforme di e-learning.

Alcune di queste funzionalità sono già presenti all’interno delle piattaforme: ad esempio, in Docebo e in Moodle questi tipi di esercizi possono essere creati quasi tutti con i tool già integrati. Perché e quando allora usare Hot Pot? A nostro parere, quando le esercitazioni da creare richiedono un po’ più di personalizzazione o complicazione rispetto al solito. Da non trascurare poi che lo strumento è installato sul proprio PC: gli esercizi possono dunque essere creati offline e caricati in piattaforma successivamente, oltre che creati una volta e poi riciclabili su progetti diversi, clienti diversi e piattaforme diverse.

Il sito di Hot Pot è questo
Qui trovate dei tutorial in varie lingue, qui un tutorial in italiano e qui altri esempi di uso di Hot Pot. Infine, per completare l’opera, potete scaricare la Guida a HotPot
e la guida a Masher dal sito Cyberteacher di Paolo Cutini.

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