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Teoria e Tendenze

Scenari di formazione: gli attori in un progetto e-learning

Quando si parla di metodologie e-learning è spesso difficile capirsi anche tra operatori del settore. Contesti di formazione diversi possono avere regole e condizioni differenti, determinate prima di tutto da chi sono gli attori coinvolti nell’intervento: per progettare un intervento in elearning efficace, e per valutarne i risultati a posteriori, il primo passo quindi è capire quali siano le aspettative di chi vi prende parte. Dove gli attori cambiano, è molto probabile che cambino anche aspettative, criteri di progettazione, metodologie di gestione, parametri di valutazione del progettto.

Allora possiamo pensare a un modo per capire i “contesti” o “scenari” di un progetto elearning, e ipotizzare metodi e approcci per analizzare prima di tutto il “chi“: Chi ha interesse a far funzionare un progetto di elearning? Chi sono gli stakeholders reali di un progetto di formazione?

 

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Le mappe mentali in azienda e nell’elearning

Segnalo questo interessante post di Luisa Zaccarelli di Quarto Cervello (http://www.quartocervello.it/le-mappe-mentali-nei-processi-aziendali/) che parla di come utilizzare le mappe mentali nei processi aziendali.

Le mappe (mentali, concettuali, di processo, di progetto…) sono sicuramente uno strumento molto potente per

  • visualizzare in maniere “non lineare” e appunto visiva concetti complessi
  • riassumere in maniera molto sintetica (mantenendo la sintesi senza perdere la complessità) concetti complessi, “densi” o articolati
  • riassumere progetti in un’unica pagina o comunque visualizzazione.
Ne ho parlato ad esempio qui, con riferimento ai progetti d’impresa. Su questo blog, ne abbiamo parlato invece con riferimento alla tecnica dell’Action Mapping
Se volete approfondire il tema delle mappe mentali, un buon punto di partenza è questa lista di link:

Free Software: liberi da pregiudizi!

Mi perdonerete se in questo articolo non parlerò principalmente di e-learning ma piuttosto di open source.

Prometto che non andrò completamente “fuori strada” anche perché vi sono piattaforme, tra cui docebo, totalmente open source; per cui ritengo che l’articolo possa risultare comunque utile e  interessante.

In questi giorni, mi son nuovamente imbattuta sull’errata convinzione di troppe persone sulla “gratuità” e a volte sulla “scarsità” dell’open source, argomento che anche in passato ho affrontato tante e tante volte in svariati discorsi.

Ho mosso i miei primi passi nel mondo del lavoro nella Promotux, una piccola ma speciale azienda informatica incentrata principalmente su soluzioni basate su Linux e l’open source; spesso ho sentito discorsi che vertevano sull’errata convinzione da parte dei clienti che i prodotti opensource fossero sinonimi di prodotti gratuiti. Pensavo che con gli anni la situazione si fosse definitivamente chiarita e che ci fosse maggiore conoscenza sull’argomento ma, evidentemente, non è così…

Per dare ulteriore luce all’argomento, riporterò di seguito una “mini intervista” a Francesco Meloni, titolare della Promotux ma soprattutto un grande amico.

D: E’ possibile guadagnare con il  software open source?

R:  Il rapporto tra software open source ed i soldi è un rapporto di amore ed odio.
Un’azienda come la mia utilizza un sistema operativo gratuito, su cui girano editor, browser, programmi per ufficio gratuiti. Il messaggio falsato che se ne deduce è  che TUTTO debba seguire questa logica ma, come sappiamo, non è assolutamente vero.
Per semplificare meglio il discorso paragonerò un’azienda “open source”  ad una compagnia aerea “low cost”:
Quando, anni fa, Ryanair ha iniziato ad affacciarsi nel mondo dei trasporti lo scetticismo è stato il sentimento naturale con il quale è stata accolta. Fino ad allora l’unica riduzione di costi conosciuta aveva coinvolto la distribuzione alimentare attraverso il proliferare di hard discount, nulla che avesse a che fare con i voli. Ricordiamo anche alcune battute sul fatto che si dovesse fare tutto da soli, che non ti avrebbero neppure portato il bagaglio e lo sconcerto ci prese scoprendo che a bordo non avrebbero fornito alcun genere di conforto, ma che tutto sarebbe stato in vendita in una continua offerta tra sigarette senza fumo e biglietti gratta e vinci. Col tempo però ci si è accorti che la scelta di questa compagnia aerea non fu di ridurre  sicurezza o puntualità, che  erano e sono, forse,  superiori rispetto ad altre compagnie più tradizionali, ma fu quella di eliminare il superfluo e far pagare l’extra.  Chi viaggia con Ryanair sa che può pagare solo 30 euro andata e ritorno Cagliari – Milano, una opportunità che allarga in modo incredibile il bacino potenziale di viaggiatori, ma sa anche che ha a disposizione un solo bagaglio , niente borselli, niente buste dell’ultim’ora e non più di 10 kg. Ogni altro bagaglio costa anche 15 euro, cioè il 50% dell’intero costo del biglietto. Riassumendo: Maggiore sicurezza, maggiore puntualità, miglior prezzo, ma con alcune limitazioni, o meglio, condizioni d’uso che regolano il viaggio standard, fuori da questo tutto si paga, potremmo dire, in modo high cost. Senza sconti quindi.

Come una compagnia low cost, noi programmiamo e forniamo il nostro software ad un prezzo basso ( a volte anche gratuito) per poi far pagare al cliente i servizi, gli extra di cui hanno bisogno e che non rientrano nell’utilizzo standard del prodotto.

La mia azienda, come altre “opensource”, ha fatto una scelta di campo fin dalla sua nascita: quella di aderire senza condizioni alla licenza GPL cogliendone le opportunità ed i rischi. Quando si scegliela GPLsi è vittime di un confronto con la “gratuità” del sistema che si usa che è spesso fraintesa. I l costo di un’ora di lavoro non è una variabile comprimibile e certamente non costa meno se il programmatore scrive un programma open o closed. Quello che cambia è solo il “come” e “quanto” si vede del prodotto realizzato.  Il software open source, non avendo costi di licenza, deve farsi pagare per il servizio che offre al cliente stesso.

D: Da dove provengono, dunque, i maggiori guadagni di un’azienda che vende software open source?

R: Dalla vendita del software e dai contributi sullo sviluppo che i clienti, una volta acquistato il prodotto, decidono di dare. Quando il cliente che aveva previsto un budget di 3.000 euro per il software e di 1.000 per le licenze, si accorge che con software open source i mille euro possono essere risparmiati, spesso rinveste ciò che ha risparmiato richiedendo delle funzionalità aggiuntive.
Questo è quel che permette al software di crescere e arricchirsi!

Seppur minimo, spero con questo articolo di aver dato un contribuito nel fornire maggior chiarezza sull’argomento e chiudo con un semplice invito a intravedere e constatare quelli che sono realmente i vantaggi dell’open source come lo sviluppo condiviso dei software che permette di ottenere un’ottima qualità di prodotti continuamente testati dagli sviluppatori, l’attenzione rivolta al reale utilizzatore e non al marketing come invece avviene troppo spesso nello sviluppo di prodotti commerciali/proprietari, la concretezza dei prodotti mirati a rispondere alle esigenze e ai requisiti specifici segnalati dagli utilizzatori stessi del programma, prezzi economici rispetto ai software proprietari, nessuna licenza, nessun costo per gli aggiornamenti.

Questi sono solo alcuni esempi dei vantaggi che un software libero può offrire ma il mio intento resta quello di invitare tutti a concentrarsi sulla forza dei prodotti ed evitare di perdersi in pregiudizi spesso ridicoli e irreali.

Non mi resta che augurare a chi lavora nelle realtà open source di proseguire confermando l’impegno e la qualità dei loro prodotti.

Luisiana

Verba volant, scripta manent…

Penso di poter affermare con estrema sicurezza che a ognuno di noi è capitato almeno una volta, di leggere una mail e fraintendere il “tono” utilizzato, perdersi nelle descrizioni o lunghe spiegazioni, non capire nemmeno chi sia o che ruolo ricopra il mittente e ritrovarsi a leggere e rileggere la mail nella speranza di poter comprendere qualche indizio in più sul misterioso contenuto.

Nel mondo dell’elearning comunichiamo per la maggior parte del nostro tempo scambiandoci mail, postando all’interno di un forum, scrivendo brevi comunicazioni nella messaggistica istantanea o condividendo il percorso formativo in un aula virtuale. Una delle tante caratteristiche che contraddistingue questi strumenti è la comunicazione mediata dal computer, la cosiddetta CMC.

Durante una normale conversazione faccia a faccia, oltre alle parole si percepiscono molte altre informazioni legate alla comunicazione non verbale (il linguaggio del corpo).

Tali informazioni risultano di primaria importanza in quanto ci danno la possibilità di capire il “tono” utilizzato dal mittente: scherzoso, adirato, ironico, serio, paziente, impaziente etc. Nella CMC la percezione visiva di tutte queste informazioni è oggettivamente assente; per questo motivo è indispensabile percorrere delle strade alternative al fine di raggiungere lo stesso obiettivo. Nonostante la conoscenza della CMC sia di particolare rilevanza, molti “addetti ai lavori” spesso ne perdono di vista l’importanza

Di seguito riporterò solo alcuni piccoli consigli che personalmente rappresentano i miei punti  cardine nel comunicare in forma scritta non solo nel mondo dell’elearning ma nell’ambito lavorativo in generale:

  • Uso delle Emoticons: un uso intelligente delle famose “faccine” fa capire a colpo d’occhio il tono con cui leggere la frase. Le Emoticons non sono altro che normali caratteri il cui assemblamento riproduce la mimica facciale 🙂 😦  Nella loro semplicità riescono a simulare le emozioni che si celano dietro le parole scritte. Un’ emoticon simula infatti la mimica facciale e grazie al loro utilizzo si possono manifestare stati d’animo ben precisi e, seppur limitate per la loro ovvia incompletezza, esse rappresentano un segnale importante nel tentativo di limitare gli inconvenienti comunicativi nelle community.
  • Uso delle immagini o screenshot di videate: Molto spesso nel comunicare con i discenti ( e non solo… 😉 ) ci si trova a dover spiegare la procedura per l’utilizzo di un determinato strumento o per accedere a un corso o, semplicemente, la procedura per aumentare il volume nel pc. Al fine di fornire una spiegazione più chiara possibile è sempre consigliabile utilizzare delle schermate che rappresentano passo dopo passo la procedura da seguire…
  • Formattazione e Schematizzazione del contenuto: L’uso di elenchi puntati, la suddivisioni in pragrafi, l utilizzo del grassetto, del corsivo, del sottolineato permettono di migliorare la comprensione del contenuto di una mail o comunicazione scritta. Molto spesso la parola d’ordine è: Siate chiari e concisi!
  • Saluti personalizzati: Chi ben comincia è a metà dell’opera…. E’ sempre bene iniziare una mail salutando il destinatario specificandone il nome del destinatario, al fine di personalizzare  sin dal principio la mail e non dare al destinatario la brutta sensazione di aver ricevuto una mail automatica o generata dal computer.

L’opera si termina nello stesso identico modo, salutando e augurando solitamente una buona formazione, augurio seguito dalla propria firma.

Per coerenza, termino l’articolo salutando e  augurandovi una buona lettura 🙂

Luisiana

Come usare bene l’aula virtuale (e in modo sensato)

Molto interessante questa esperienza condivisa da Luisa Carrada sul suo blog “Il mestiere di scrivere” (detto per inciso, per quanto mi riguarda IL punto di riferimento su queste cose). Continua a leggere “Come usare bene l’aula virtuale (e in modo sensato)”

Non ci sono più le community di una volta…

Uno degli errori che con maggiore frequenza si tende a commettere nella gestione di percorsi formativi on line consiste nel lasciare il discente alla propria individualità.  Solitamente si presta particolare attenzione agli aspetti tecnologici della piattaforma, alle funzionalità che la caratterizzano, alle comunicazioni ai singoli discenti che dovranno accedervi, fattori che io stessa ritengo fondamentali ma spesso si tralascia l’importanza della cosidetta “community” nostante rappresenti un fattore in grado di potenziare l’intera attività di formazione, arricchendola di un notevole valore aggiunto.
Nella mia esperienza ho sempre cercato di evidenziare ai clienti quanto possa essere utile l’apprendimento collaborativo nella formazione in rete e non di rado i risultati sono stati più che soddisfacenti.

È inutile infatti negare che in piattaforma si sconta l’assenza di determinati fattori, quale il contatto diretto con altri discenti o con il docente; proprio per questo, l’apprendimento collaborativo costituisce una reale opportunità di dare vita ad una didattica più efficace, in cui prevalga una costruzione critica e argomentata del sapere al posto di una recezione isolata e passiva delle informazioni. Evidenti sono i vantaggi di un simile approccio collaborativo: si riduce la difficoltà di apprendimento, si aiuta a comunicare meglio, mettendo a confronto le diverse idee, e di conseguenza si favorisce la condivisione delle opinioni, anche quando queste riguardino specifiche, e sempre possibili, difficoltà o problematiche.

Nei primi anni della mia attività di consulenza, notavo con piacere che che all’interno della progettazione dei percorsi formativi veniva attribuito un sufficiente spazio a strumenti quali chat, forum e aula virtuale. La presenza di questi strumenti consentiva, con grandi benefici, la possibilità di alternare ed integrare momenti di apprendimento individuale con sessioni di apprendimento collaborativo Un semplice forum, ad esempio, rappresentava lo strumento didattico in cui il discente aveva la possibilità di leggere le opinioni altrui ed esprimere le proprie, consultare i quesiti posti dagli altri discenti e riportare i propri, condividere la propria esperienza e, perché no, giocare anche il ruolo di esperto. Inoltre, quanto scritto sul forum rimaneva consultabile nel tempo e permetteva un ripasso continuo di materiale didattico creato dagli stessi discenti.

Mi sembra di capire che le cose siano cambiate…

L’attenzione verso gli aspetti informatici è rimasta consistente ed è anzi aumentata, anche grazie agli sviluppi che dal punto di vista tecnologico consentono di realizzare piattaforme sempre più vicine alle esigenze del discente.

Ma l’attenzione nei confronti della community è ancora presente? Il forum, le chat, le aule virtuali, le potenzialità del tanto menzionato “web 2.0” vengono realmente sfruttate nella formazione on line? Viviamo indubbiamente in un periodo in cui l’avvento dei social network favoriscono la condivisione dei propri pensieri e del proprio sapere a volte anche a scapito della realtà materiale e concreta che ci circonda. Può addirittura capitare che la comunicazione tra gli individui e i rapporti di amicizia siano perlopiù caratterizzati da scambi di foto, video e sms, o che le informazioni che si danno in un profilo, o il numero di post inseriti nella propria bacheca, contino più della personalità o del carattere di una persona.

Se tutto questo è vero, pongo una domanda: è realmente possibile che nella formazione on line non vengano pienamente sfruttati gli aspetti positivi che solo le community possono assicurare?

Aula Virtuale revisited

Già qualche tempo fa (nel 2009) ne avevamo scritto, ma le cose cambiano e cambiano velocemente… Ad esempio, DimDim è stata acquisita da Sales Force e non è più disponibile come prodotto indipendente. Oggi, nell’ambito Open Source, è molto “calda” la soluzione Big Blue Button (anche Docebo ha annunciato che presto implementerà l’integrazione con BBB per sostituire DimDim. D’altro canto, alcune soluzioni commerciali stanno rivedendo le loro politiche commerciali e altre soluzioni, open source o “freemium” (gratis con limitazioni, versione a pagamento con caratteristiche più professionali) stanno rapidamente arrivando. Continua a leggere “Aula Virtuale revisited”

L’elearning nelle aziende italiane non è uno scherzo del 1 aprile

Scegliere di pubblicare il mio primo articolo in un giorno caratterizzato dai pesci d’aprile potrebbe essere controproducente ma la voglia di intervenire nel blog e confrontarmi sulle diverse esperienze ha prevalso su tutto. Continua a leggere “L’elearning nelle aziende italiane non è uno scherzo del 1 aprile”

Action Mapping

Cathy Moore è la profetessa del cosiddetto Action Mapping: la progettazione di un corso partendo non dalle informazioni che si desidera trasferire ma dalle azioni che le persone devono imparare a svolgere. Continua a leggere “Action Mapping”

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