In questi giorni sto giocando con le funzioni di Adobe Acrobat che consentono di aggiungere elementi audio e video ai file pdf. In fondo il formato pdf è forse quello più diffuso e meno problematico per la distribuzione di documenti: si parte da file office e molte aziende già utilizzano Acrobat per la produzione della propria documentazione. E allora, perchè cercare lontano quando la soluzione può essere semplice, economica e a portata di mano (tanto che magari ce l’abbiamo già in casa)?
Nelle settimane scorse ho potuto visitare il “Web 2.0 Expo” di San Francisco. (Ok, per questa volta vi risparmierò le mie perplessità circa il concetto e la definizione di “web 2.0”, ma prima o poi mi sentirete parlare anche di questo! ) La visita a questo expo è stata un’ottima occasione per vedere come si muovono e si presentano le aziende del web sul mercato internazionale, sentirsi un paio di conferenze e andare a conoscere un po’ di nuovi servizi online.
Mi sono concentrato in particolare su servizi web destinati alla comunicazione e collaborazione online, e ho trovato molte cose interessanti che potrebbero avere impieghi in ambito elearning. Non ho ancora avuto modo di provarli tutti come meriterebbero e alcuni che sono ancora in beta ho potuto provarli solo là, quindi per ora ve li segnalo e nelle prossime settimane cercherò di darvi recensioni più accurate:
Zoho: una suite di applicazioni “Office Oriented” chiaramente ispirata ai servizi di Google, che oltre ad alcune soluzioni di word processor, blocco note e Spreadsheet simili a quelle già presenti in Google Documents, include anche Project Management, Database, Organizer, Wiki e altro ancora. E in questo “altro ancora” troviamo una soluzione per creare test online , un servizio di videoconferenza , e un servizio che vi consente di creare presentazioni online uploadando direttamente file di powerpoint ().
SpringNote : Si tratta di una sorta di blocco note molto avanzato, utilizzabile online anche in maniera collaborativa. Rispetto alla soluzione di google mi pare però offrire maggiori possibilità nella formattazione dei testi, e soprattutto un’organizzazione dei contenuti molto flessibile grazie alla possibilità di strutturarli ad albero (non so se conoscete TreePad, qualcosa di simile). Le possibilità di impiego sono molto ampie: stesura di testi collaborativi, knowledgebase, manuali o guide online, discussioni aperte, ….
SpinScape: applicativo per creare mappe mentali online, anche in maniera collaborativa. Una feature interessante riguarda la possibilità di associare ai nodi della mappa dei “gadgets”, cioè di integrarli con ricerche su wikipedia, con Google Documents, google calendar o con altri widget disponibili per Google. La demo pubblica del servizio sarà disponibile da Giugno, ma alcuni esempi sono già visibili nell’area “gallery” del sito.
OpenaCircle: questo servizio permette di creare delle stanze permanenti di videoconferenza con desktopsharing, possibilità di schedulare eventi, presentazioni e meetings. Da quanto ho potuto vedere offre poche funzioni di moderazione delle conversazioni, proprio perchè è pensato soprattutto per situazioni di team working, ma credo anche in situazioni di apprendimento “informale” potrebbe rivelarsi una risora utile. Da quanto mi è stato detto all’expo il servizio sarà gratuito fino a 12 partecipanti…. niente male direi! E’ possibile iscriversi alla beta pubblica.
Progetto Iris Ceramica
Il cliente:
Iris Ceramica, una delle più grandi e prestigiose ceramiche italiane, capofila del gruppo Iris.
L’esigenza:
Formare il personale amministrativo delle filiali estere (Canada, Stati Uniti) sull’utilizzo del gestionale in AS400. Supportare e migliorare l’efficienza del loro servizio interno di supporto tecnico al personale negli altri paesi. Avere materiale didattico autoportante per i nuovi assunti (caso frequente).
La soluzione:
L’azienda ha adottato un sistema di e-learning open source. Inizialmente in outsourcing, in questa fase l’obiettivo è un’installazione interna.
Il management aziendale, grazie alla formazione offerta, è ora in grado di utilizzarlo autonomamente, gestendo iscrizioni ai corsi, reportistica e valutazioni delle esercitazioni.
I corsi sono stati creati facilmente utilizzando il materiale già in uso dal cliente. Si tratta di slide multimediali (con commento in inglese e inserimento di filmati che illustrano l’utilizzo del gestionale).
E’ stata inoltre sperimentata l’aula virtuale, che si è rivelata un buon sistema per consentire al supporto tecnico di mostrare le corrette procedure agli utenti di oltre oceano condividendo il proprio desktop.
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Non è semplice lavorare con i clienti. Sono i committenti dei corsi, pagano le fatture: è meglio ascoltare quello che hanno da dire. E quello che vogliono.
D’altra parte, un cliente esigente può influenzare negativamente il corso facendo richieste che non sono coerenti con una corretta progettazione.
La sfida è cercare di bilanciare la soddisfazione del cliente con l’obiettivo di creare un buon corso. Ecco come farlo, almeno secondo noi:
1) fornire la massima qualità possibile
Il modo migliore di gestire la relazione col cliente è di guadagnarsi la reputazione di lavorare bene. L’unica cosa che si può controllare siamo noi stessi e quello che facciamo. Se ci impegniamo a fornire il massimo, dare un buon prodotto e soddisfare il cliente probabilmente le cose ci andranno meglio.
2) fate leva sulla vostra esperienza
La percezione spesso equivale alla realtà. Sia che abbiate fatto un progetto o un centinaio, per il cliente l’esperto di elearning siete voi. Se è così, agite coerentemente. Senza sembrare saputelli, spiegate le vostre idee e perché funzioneranno. Non fatevi intimidire dalle richieste dei clienti, se pensate che quello che vogliono non funzionerà.
3) ascoltate
Siete lì per aiutare a risolvere un problema. Ascoltate il cliente e focalizzatevi sulla soluzione che lo aiuterà. Fate le domande giuste. Più lo fate parlare e più gli fate domande, più penserà che siete l’esperto.
4) stabilite scadenze chiare
La principale causa di perdita di tempo e di frustrazione è la mancanza di comunicazione sugli obiettivi del progetto.
5) guadagnatevi l’attenzione del cliente
Siate preparati, siate puntuali e proattivi. Ci può sempre essere qualcuno che potrebbe fare il vostro lavoro meglio e per meno. Non perdete tempo e rispondete alle esigenze del clienti. Non tenete il progetto in stand-by solo perché non aspettate un ulteriore incontro di chiarimento col cliente. Fate le piccole cose che dicono al cliente che prestate attenzione a lui e alle sue esigenze.
6) date delle scelte al cliente, ma non troppe
Se proponete solo un’idea per il progetto, vi esponete a un sacco di questioni e di critiche. Se ne proponete troppe, perderete un sacco di tempo analizzandole tutte. Tre proposte sono l’ideale: ad esempio una lineare, una focalizzata sulla condivisione del contenuto e un po’ di interattività e poi un caso di studio.
Oggi riflettevo su un post pubblicato un paio di mesi fa su weblearning (http://woodle.it/bloglearning/?p=237), in cui a propostito di un caso di “edutainment”, cioè di contaminazione tra formazione e intrattenimento, Adriano De Vita scriveva giustamente che “Forse è il caso che gli esperti di e-learning siano un po’ meno ossessionati dalla tecnologia educativa in sè stessa e comincino a riflettere sui suoi utilizzi politici e sociali.”
In qualche modo poi lo stesso tema è ritornato anche in un recente post sul blog di Articulate che descrive come alcune logiche proprie dei videogames possano essere efficaci nell’apprendimento a distanza.
Sono convinto che lo stesso tipo di contaminazione si possa avere anche con altre “discipline” della comunicazione, in particolare nell’area del marketing e dell’informazione.
Che differenza c’è tra un contenuto formativo e un contenuto informativo? Quando si fa informazione, e forse anche quando si sta facendo promozione, non si sta anche facendo formazione?
In fin dei conti quando si parla di elearning si parla di:
– Veicolare un messaggio nel modo più efficace possibile, curando la comunicazione in base all’argomento e ai destinatari, per creare l’apprendimento di un concetto o di un comportamento
– Monitorare il risultato, e imparare dalle statistiche per valutare l’efficacia del nostro intervento ed eventualmente utilizzare le informazioni raccolte per ottimizzare un’azione successiva.
Ma queste cose non valgono anche per qualunque azione di informazione e di promozione? Personalmente credo che il confine tra campi considerati diversi in realtà potrebbe essere molto labile. Forse, anzi, siamo noi a porre queste linee di distinzione… ma a cosa serve? Ora ne faccio una questione quasi filosofica: non sarebbe più produttivo ragionare in termini di similitudine e far tesoro di esperienze raccolte in altre discipline per arricchire le nostre, piuttosto che continuare a inventare nuove distinzioni e definizioni?
Mi riallaccio al post “Maledetta FAD!” per segnalare un esempio di come – sia pure pian piano e a fatica – qualche ente sta iniziando a ragionare di come integrare la Fad nella propria progettazione didattica.
A breve partirà un corso sulla creazione d’impresa realizzato in collaborazione con Ial Emilia Romagna – sede di Modena.
Il corso sarà realizzato con modalità “blended” (miste aula – elearning)
Proviamo a immaginare: andiamo a un corso, ascoltiamo e impariamo. Se il docente era bravo, ci ha aperto molti orizzonti nuovi.
Ma quando torniamo a casa (o – se era un corso aziendale – il mattino dopo) che si fa?
Chiaro: se la nostra motivazione è molto forte ci sforzeremo di applicare nella pratica quanto imparato. Ma spesso il quotidiano è più forte della motivazione…
Il corso “Neoimpresa” consentirà a IAL di sperimentare la modalità blended: i 12 destinatari, aspiranti imprenditori, potranno utilizzare la piattaforma per l’autoapprendimento, per le esercitazioni e per il loro project work assieme al docente.
Ed ecco l’apprendimento “blended”
- i materiali saranno in larga parte prodotti da elearnit
- i docenti interagiranno con elearnit per la produzione dei contenuti, in modo da integrare correttamente le modalità didattiche (aula e elearning)
- il corso è stato progettato fin dall’inizio con questa modalità
- nella fase di promozione del corso, i corsisti che si sono iscritti hanno manifestato interesse verso la modalità mista: per molti (il corso è per lavoratori) questo è l’unico modo in cui possono partecipare! (alcuni hanno chiesto: ma non si può fare tutto a distanza?)
- il docente stesso potrà sottoporre delle esercitazioni o dei casi di studio che il corsista può svolgere da solo o anche con gli altri partecipanti
- il project work individuale sarà sviluppato attraverso la piattaforma, usufruendo dell’esperienza del docente (usando ad esempio il “repository”)
Insomma, il corso diventa un’esperienza continuativa che mi accompagna e non solo un avvenimento spot.
E’ un esempio virtuoso di quello che può fare un ente di formazione integrando l’e-learning nella sua attività didattica.
Se è vero che con la diffusione dell’ADSL e l’invenzione di youtube il video online è arrivato alla portata di tutti, senza bisogno di grossi investimenti tecnologici, è anche vero che le soluzioni sia tecniche che metodologiche per utilizzarlo in ambito formativo sono ancora un mondo in divenire, soprattutto se si parla di video nati per una platea e non prodotti appositamente: c’è ancora tanto da scoprire e tanto da provare.
Oggi ad esempio ho visto un paio di modi interessanti di “giocare” con i video, che credo possano avere implicazioni interessanti in elearning.
Il primo è quello utilizzato qua: http://www.ted.com/index.php/talks/view/id/230
Passando con il mouse sul video, sopra alla barra di scorrimento, mostra una suddivisione in diversi “segmenti” titolati. Credo che sia inutile evidenziare quanto questa soluzione possa essere pratica nel caso di video formativi abbastanza lunghi, nel permettere a chi guarda per la prima volta di farsi un’idea degli argomenti e della struttura della presentazione, e a chi invece riguarda il video di andare direttamente all’argomento di interesse senza dover avanzare a caso con lo slider. Lo trovo interessante nel caso di conferenze o presentazioni come quella dell’esempio, ma anche nel caso di dimostrazioni tecniche di una procedura.
Un’altra soluzione interessante che mi ha segnalato Massimiliano proprio questa mattina può essere quella di http://zentation.com/, un servizio che permette di sincronizzare delle presentazioni powerpoint con video pubblicati su Google Video, e di pubblicare tutto gratuitamente online (qualcosa tipo slideshare, insomma). Da quanto si legge sul sito lo staff sta lavorando per l’integrazione con Youtube, che al momento non è supportato per un differente modo di gestire il buffering video.
Riprendo qui alcune riflessioni da un mio intervento sul forum di Orientamenti e Disorientamenti, in una discussione sul tema “Risorse didattiche: come costruirle e come usarle”.
Nella mia esperienza, prevalentemente in ambito aziendale, la complessità dello sviluppo delle risorse didattiche (dato dalla somma di soluzioni tecnologiche e di componenti didattiche ) dipende dall’obiettivo e dal budget: cosa si vuole ottenere, in che tempi deve essere prodotto il corso e quanto ci si può investire.
Con questo non voglio assolutamente dare un taglio “amministrativo” ad un tema squisitamente didattico, ma solo sottolineare come a volte le condizioni “ambientali” di un progetto possano costringere ad adottare soluzioni di compromesso nella progettazione delle risorse formative.
Se il corso deve essere erogato entro 2 settimane mi limiterò a produrre un semplice ipertesto, so ho tempo e budget per curare progettazione e sviluppo potrò ragionare molto di più sulla struttura dei contenuti e sullo storyboarding di un corso, progettare interazioni e ralizzare tutto con tecnologie più adeguate (animazioni, video, audio).
In entrambi i casi dò per scontata la presenza di un momento di valutazione online più o meno complesso.
Nel caso ideale che ci siano tempi e budget per lavorare con tranquillità sulla progettazione e sulla realizzazione tecnica delle risorse, valuterò altre variabili che incidono sulle scelte tecno e metodologiche:
– Come verranno erogate le risorse? (CD o LMS)
– In che condizioni tecniche? (pc domestici o videoterminali aziendali, con o senza schede audio,..)
– In che condizioni ambientali? (a casa con disponibilità di tempo, in azienda in orario di lavoro, in un’aula informatica nell’orario del corso…)
– Che tipo di contenuto (normativo, istruzionale o tecnico, competenze comportamentali,…)
In base a queste variabili decido se è il caso di realizzare risorse di durata maggiore o minore, se prevedere l’audio, e così via. Ad esempio, se i fruitori delle risorse devono guardarsele nei ritagli di tempo in azienda, col rischio di essere interrotti, produrro pillole formative di pochi minuti, meglio ancora se in video, altrimenti posso pensare a moduli più lunghi con una maggiore componente testuale.
Scrive Fabio in questo Post che si può usare la metafora della Matrioska come esempio di ciò che si può fare integrando strumenti diversi:
….Ovvero, utilizzando ottimi strumenti come Adobe Captivate o Articulate Engage o Articulate Presenter, potrei integrare tutto in una unica interfaccia? La risposta è si!…
La metafora è azzeccata e l’esempio calzante: in realtà, si possono integrare in Presenter un sacco di altre cose (come detto sia da Fabio che da noi in altri post).
Interazioni eXe, quiz creati con HotPot, pagine web statiche o dinamiche…
Nei prossimi post, mostreremo qualche esempio in tal senso.


