Questa è una domanda che spesso i clienti ci pongono: cosa c’è di nuovo nell’e-learning? Quali sono le ultime tendenze? Le cose nuove che ci proponete?
In realtà, spesso la reale domanda “implicita” è “quali nuove tecnologie o quali nuovi applicativi ci sono?”; la nostra risposta è che non ci sono delle novità significative dal punto di vista tecnologico. Ci potrebbero, ci dovrebbero essere delle novità dal punto di vista dell’approccio, ma questa è la cosa più difficile sia da far capire che da realizzare (perché richiede strategia, coinvolgimento, tempo e fatica). Dunque, cosa c’è di nuovo? Proverò a sintetizzare quello che c’è già e le tendenze di ciascun aspetto, per individuare le novità.
E’ una storia che racconto spesso, ma di cui non ho mai scritto nulla. E’ una storia del 2003, e riguarda una parola chiave che va di moda ora (e che all’epoca non si usavano): apprendimento collaborativo.
Tutte le volte che mi chiedono di parlare di modelli di apprendimento collaborativo, racconto sempre di questa esperienza svedese (Kooperativ Konsult di Goteborg, Svezia, assieme all’Università di IT di Goteborg) che ho conosciuto in un progetto Leonardo appunto nel 2003. Continua a leggere “Gli svedesi e l’Allodola”
Il 2009 è stato un anno intenso e pieno di lavoro, in totale controtendenza col clima generale. Per noi, ma penso per il mercato dell’e-learning in generale.
In questo post volevo condividere qualche riflessione su quelle che sono state secondo me le tendenze più forti e …su quello che noi di elearnit abbiamo imparato.
Una delle prime problematiche che affrontiamo quando iniziamo a lavorare con una nuova azienda per l’implementazione di progetti elearning è quella della vendita e promozione interna del progetto. Vi raccontiamo un po’ cosa abbiamo imparato dalle nostre esperienze…
Continua a leggere “Portare l’e-learning in azienda: chi ben comincia…”
Amanda, sul blog di DMS, cita alcune analisi relative al mercato e-learning nella sanità e nel mondo Pharma secondo le quali
L’incertezza e l’attesa non aiutano a tener alte le aspettative. E questo fa dire ad altri analisti più prudenti che incrementi di budget destinati alla FAD ci saranno sicuramente, ma saranno meno sostanziosi: intorno al 30%. Qualcuno pensa anche lo zoccolo duro della formazione resterà comunque residenziale, in quanto solo con eventi in presenza si riescono a scatenare dinamiche relazionali e di carattere promozionale che, soprattutto per le aziende farmaceutiche, sono molto importanti. Secondo questa campana la FAD avrà più successo quindi tra quelle realtà medio-piccole che difficilmente hanno budget per affrontare grandi eventi.
Beh, Amanda stessa ci dice che le cose non stanno affatto così dal loro osservatorio. Si parva licet, vorrei dire che non stanno affatto così nemmeno dal nostro, di osservatorio.
Quello che osserviamo noi è:
- le grandi imprese lentamente si stanno affacciando all’idea dell’e-learning, magari (come dice anche Alberto)
- ci sono sempre più produttori di contenuti orofessionali verticali: anche tra i nostri prospect o clienti, sta crescendo la percentuale di produttori di contenuti che si cimentano con la produzione di contenuti per la FAD (aiutati anche dalla diffusione degli strumenti rapid). E chi non si cimenta….vorrebbe cimentarsi (magari assieme a noi 🙂 )
- ci sono sempre più esperimenti di Web Tv professionali: pare che tutti stiano scoprendo anche questa frontiera.
Per ora sul mercato vediamo molta sperimentazione: riparliamone tra un anno, secondo me ci saranno novità interessanti!
(Come dicevo, continua..)
Domanda: Recentemente, il mio responsabile mi ha chiesto un’analisi di fattibilità sull’applicazione dell’e-learning nel nostro contesto aziendale, dove la formazione è decisamente un aspetto rilevante.
Devo poter dimostrare che l’elearning è effettivamente una scelta vincente, che genera valore per l’azienda e non solo in termini economici. Devo anche dimostrare che un cambiamento del genere non va a discapito del livello del servizio, capisci?
Risposta: Di solito infatti il primo driver per l’introduzione dell’elearning è il risparmio economico in spese per i docenti e in tempo da parte di tutte le persone coinvolte. Tuttavia, secondo me oltre a questo si genera anche valore in termini – se vogliamo – di crescita del sistema di knowledge management aziendale. Non solo la crescita delle competenze è messa a sistema, ma anche la gestione e la consapevolezza di dove sono e come sono le informazioni.
D. Per me e-learning vuol dire, nel nostro caso, scaricare il formatore di parte della formazione (inizialmente si potrebbe pensare per argomenti puramente teorici, per esempio) e impegnarlo in altre attività complementari/alternative e soprattutto occupare i “tempi morti” che gli addetti possono avere tra una chiamata e l’altra, sfruttando questi corsi per renderli multiskill.
Anche qui, inizialmente il maggior vantaggio percepito è che si ottiene un risparmio di tempo soprattutto su argomenti che ben si prestano, per la formazione ripetitiva (nuovi assunti, welcome kit, procedure, teorie…)
D. ecco perchè ritengo sia fondamentale anche la comunicazione: gli operatori non devono pensare che sia un’alternativa al loro lavoro o, peggio, un modo per controllarli.
Ovviamente l’innovazione va “venduta” prima di tutto internamente. La coercizione e il controllo possono essere utili all’inizio, ma già nel medio termine non pagano. La sfida vera è ottenere – come è capitato ad alcuni clienti – che siano gli operat ori stessi a chiedere di fare più corsi in e-learning. La coercizione penso che non paghi in assoluto, il controllo secondo me non è il concetto giusto: è più giusto dire (e fare) che si mettono a sistema le competenze di ognuno e se ne tiene traccia.
D. Ti chiedevo approfondimenti sulla formazione blended perchè penso che si possa erogare una formazione in e-learning, ma andrebbe comunque associata ad alcune fasi in aula, seguite da un formatore (simulazioni, per esempio).
E devo poter rispondere a chi mi chiede che fine fanno le dinamiche relazionali di gruppo…
R. Le dinamiche relazionali di gruppo possono essere rafforzate dall’utilizzo dell’apprendimento collaborativo. Ovviamente, solo se è stato “venduto” bene in aula. Infatti il consiglio è sempre di iniziare con un incontro “fisico” e di alternare aula-fad-aula ecc ecc.
Aggiungo qualche “pezzo” di slide per avvalorare quanto sopra.
Ho ricevuto una mail da una sconosciuta che sembrava fatta apposta per un post…
Tolgo i riferimenti personali e rendo anonimo il tutto, ma uso la mail che ci siamo scambiati per mettere in scena un’intervista impossibile a elearnit: l’occasione era troppo ghiotta!
Ciao Massimiliano,
sto facendo un’analisi di fattibilità in merito all’applicazione dell’e-learning in un contesto aziendale e magari puoi aiutarmi nel fornire risposte concrete.
Domanda: Cosa risponderesti a chi ti dovesse chiedere quali sono i Pro e Contro di una formazione d’aula e della formazione blended?
Risposta: In breve, secondo me la formazione blended è un “potenziatore” della fomazione in aula. in pratica, consente di gestire molto meglio il follow up. Su questo tema, puoi guardare questo post che ho scritto di recente su Origyne. http://www.origyne.it/2008/02/21/la-formazione-mista-aulae-learning/. La formazione solo in aula ha il pregio che se è fatta bene è coinvolgente (ma se fatta male è comunque noiosa e percepita da molti come perdita di tempo) e il difetto che non incide direttamente sui comportamenti da modificare: il giorno dopo il corso, se non è accompagnata da un follow up di qualche tipo, ognuno ritorna a fare come aveva fatto fino al giorno prima. Se l’obiettivo è far apprendere e addirittura generare cambiamento di comportamenti, distinguerei quindi tra formazione fatta bene e fatta male, più che aula e elearning;
D. Gli utenti, in questo caso dipendenti di un’azienda, non potrebbero affrontare il momento di formazione come un momento di “svago” rispetto al loro lavoro, senza portare quindi all’azienda il risultato sperato?
R. Volendo c’è anche chi dice che al giorno d’oggi solo le esperienze coinvolgenti e divertenti sono quelle che fanno imparare davvero. chiaro che dipende dall’argomento: se devo imparare a memoria una procedura o come riparare una macchina è bene che io sia concentrato (il che non implica che mi debba annoiare). Però la questione chiave è nell’ultimo pezzo della tua domanda: qual è il risultato sperato? qui ci vorrebbero più dettagli;
D. Su questo genere di formazione è stato scritto molto, ma secondo te, in breve, quali sono le condizioni di successo?
R. Commitment da parte dell’azienda e delle persone: è un cambiamento prima di tutto culturale. la tecnologia ormai è consolidata e non richiede grandi investimenti (a volte anche nessuno) ma è sempre una questione di persone. Se il management ci crede e “spinge” su questa metodologia e riesce a “venderla” internamente (ogni cambiamento porta resistenze) il successo (bisogna poi mettersi d’accordo su come misurarlo: tasso di completamento dei corsi? punteggi nelle esercitazioni? apprendimento realmente ottenuto? migliori performance da parte dei dipendenti?… dipende da molte cose) è molto probabile.
(…. non finisce qui….)

