Dopo tante parole, un po’ di fatti. Per chiarire con un caso reale la mia visione “machiavellica” del ruolo della tecnologia nell’elearning, vi racconto un caso concreto e reale che stiamo affrontando proprio in queste settimane…
Il tema che Lorenz solleva è molto interessante: anche per noi, l’idea di aprire un blog “aziendale” è passata prima da riflessioni come quelle che fa lui.
Per farla breve su come la penso riguardo ai corporate blog, rimando a MiniMarketing (uno dei miei blog-idoli) qui. Continua a leggere “Blog aziendali?”
Cosa accomuna mio nonno, machiavelli e la passata di pomodoro? Voglio approfondire un concetto introdotto nei post precedenti….
Continua a leggere “Mio nonno, Machiavelli e la passata di pomodoro”
Cos’è l’elearning? Premetto che non mi va di perdermi in un lungo dibattito filosofico-metodologico sulla maggiore o minore correttezza del paradigma costruttivista rispetto a quello cognitivista, o cose del genere… mi sono già annoiato abbastanza all’università! ;P
Oggi riflettevo su un post pubblicato un paio di mesi fa su weblearning (http://woodle.it/bloglearning/?p=237), in cui a propostito di un caso di “edutainment”, cioè di contaminazione tra formazione e intrattenimento, Adriano De Vita scriveva giustamente che “Forse è il caso che gli esperti di e-learning siano un po’ meno ossessionati dalla tecnologia educativa in sè stessa e comincino a riflettere sui suoi utilizzi politici e sociali.”
In qualche modo poi lo stesso tema è ritornato anche in un recente post sul blog di Articulate che descrive come alcune logiche proprie dei videogames possano essere efficaci nell’apprendimento a distanza.
Sono convinto che lo stesso tipo di contaminazione si possa avere anche con altre “discipline” della comunicazione, in particolare nell’area del marketing e dell’informazione.
Che differenza c’è tra un contenuto formativo e un contenuto informativo? Quando si fa informazione, e forse anche quando si sta facendo promozione, non si sta anche facendo formazione?
In fin dei conti quando si parla di elearning si parla di:
– Veicolare un messaggio nel modo più efficace possibile, curando la comunicazione in base all’argomento e ai destinatari, per creare l’apprendimento di un concetto o di un comportamento
– Monitorare il risultato, e imparare dalle statistiche per valutare l’efficacia del nostro intervento ed eventualmente utilizzare le informazioni raccolte per ottimizzare un’azione successiva.
Ma queste cose non valgono anche per qualunque azione di informazione e di promozione? Personalmente credo che il confine tra campi considerati diversi in realtà potrebbe essere molto labile. Forse, anzi, siamo noi a porre queste linee di distinzione… ma a cosa serve? Ora ne faccio una questione quasi filosofica: non sarebbe più produttivo ragionare in termini di similitudine e far tesoro di esperienze raccolte in altre discipline per arricchire le nostre, piuttosto che continuare a inventare nuove distinzioni e definizioni?
Laura Gonella dell’osservatorio E-learning cita questo articolo di George Siemens dove si sostiene che il modello del managed learning è in conflitto con il modo con cui le persone abitualmente apprendono oggi.
“Managed learning” significa “apprendimento gestito: è evidente già dalla sigla che LMS (Learning Management System) è sistema di gestione dell’apprendimento.
Posso anche essere d’accordo che oggi le persone apprendono più in fretta e più di frequente usando google, blog e wiki (io stesso faccio così, e non terrei un blog se pensassi che non serve).
Tuttavia, se si legge approfonditamente l’articolo, si nota che la polemica non è tanto sui sistemi, quanto sul modo con cui vengono usati: sebbene una “piattaforma” sia in sostanza un sistema per organizzare l’apprendimento in modo strutturato e formale (ad esempio, nelle scuole e nelle università le piattaforma sono molto usate) in realtà già da tempo tutte le piattaforme più diffuse hanno sviluppato molto la parte di strumenti informali (forum, chat, wiki….).
Ciò detto, e detto anche che è comune a molte persone l’esperienza di apprendere tramite contesti informali, resto dell’idea che anche per le organizzazioni (non solo per le scuole) ci sia uno strumento che consenta di strutturare le informazioni.
Sarà poi compito dei gestori del sistema rendersi conto che molto spesso se si lasciano libere le persone di auto-organizzarsi i risultati possono anche essere migliori.
Ho toccato solo un centesimo di tutte le implicazioni di questo argomento: chi vuole approfondire può farlo tramite i link che segnalo.

