Intervengo in un dibattito sugli standard dell’e-learning, in particolare sullo standard Scorm.
In soldoni, lo Scorm è una serie di specifiche e di standard per riutilizzare, tracciare e catalogare gli oggetti didattici. Sempre per semplificare, da quando è nato questo standard, i concetti di riutilizzo e catalogazione sono oggetto di forte dibattito: si discute cioè se si riesca mai a riutilizzare un oggetto (raramente, in effetti, a meno di corsi “standard”) e a catalogarlo (il problema è semantico: chi crea l’oggetto gli assegna delle parole chiave, ma non è detto che chi cerca dentro a un catalogo di – ad esempio – 1000 oggetti didattici usi le stesse parole chiave). Insomma, quello che funziona è il tracciamento.
Il dibattito cui mi riferisco è fatto da questo post di Gianni Marconato, da questa risposta di Anto’s Stuff (che paragona lo Scorm a una lattina, insomma a un utensile) e da altri interventi che troverete in questi due articoli. In particolare, il post di Anto mi pare che spieghi in modo molto chiaro.
Molto vere le cose che dicono e scrivono i colleghi. In effetti, si può tranquillamente prescindere da questo standard. Ma, c’è un ma:
Dunque, la nostra piattaforma ci segnala che alcuni utenti non hanno ancora utilizzato o completato il nostro corso, e il grande capo ci chiede come procede il progetto. Ovviamente non vogliamo far brutta figura con il capo… ok, è il momento di dare una scrollata ai nostri corsisti: cosa facciamo? Come è meglio gestire i richiami e i solleciti?

