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Free Software: liberi da pregiudizi!

Mi perdonerete se in questo articolo non parlerò principalmente di e-learning ma piuttosto di open source.

Prometto che non andrò completamente “fuori strada” anche perché vi sono piattaforme, tra cui docebo, totalmente open source; per cui ritengo che l’articolo possa risultare comunque utile e  interessante.

In questi giorni, mi son nuovamente imbattuta sull’errata convinzione di troppe persone sulla “gratuità” e a volte sulla “scarsità” dell’open source, argomento che anche in passato ho affrontato tante e tante volte in svariati discorsi.

Ho mosso i miei primi passi nel mondo del lavoro nella Promotux, una piccola ma speciale azienda informatica incentrata principalmente su soluzioni basate su Linux e l’open source; spesso ho sentito discorsi che vertevano sull’errata convinzione da parte dei clienti che i prodotti opensource fossero sinonimi di prodotti gratuiti. Pensavo che con gli anni la situazione si fosse definitivamente chiarita e che ci fosse maggiore conoscenza sull’argomento ma, evidentemente, non è così…

Per dare ulteriore luce all’argomento, riporterò di seguito una “mini intervista” a Francesco Meloni, titolare della Promotux ma soprattutto un grande amico.

D: E’ possibile guadagnare con il  software open source?

R:  Il rapporto tra software open source ed i soldi è un rapporto di amore ed odio.
Un’azienda come la mia utilizza un sistema operativo gratuito, su cui girano editor, browser, programmi per ufficio gratuiti. Il messaggio falsato che se ne deduce è  che TUTTO debba seguire questa logica ma, come sappiamo, non è assolutamente vero.
Per semplificare meglio il discorso paragonerò un’azienda “open source”  ad una compagnia aerea “low cost”:
Quando, anni fa, Ryanair ha iniziato ad affacciarsi nel mondo dei trasporti lo scetticismo è stato il sentimento naturale con il quale è stata accolta. Fino ad allora l’unica riduzione di costi conosciuta aveva coinvolto la distribuzione alimentare attraverso il proliferare di hard discount, nulla che avesse a che fare con i voli. Ricordiamo anche alcune battute sul fatto che si dovesse fare tutto da soli, che non ti avrebbero neppure portato il bagaglio e lo sconcerto ci prese scoprendo che a bordo non avrebbero fornito alcun genere di conforto, ma che tutto sarebbe stato in vendita in una continua offerta tra sigarette senza fumo e biglietti gratta e vinci. Col tempo però ci si è accorti che la scelta di questa compagnia aerea non fu di ridurre  sicurezza o puntualità, che  erano e sono, forse,  superiori rispetto ad altre compagnie più tradizionali, ma fu quella di eliminare il superfluo e far pagare l’extra.  Chi viaggia con Ryanair sa che può pagare solo 30 euro andata e ritorno Cagliari – Milano, una opportunità che allarga in modo incredibile il bacino potenziale di viaggiatori, ma sa anche che ha a disposizione un solo bagaglio , niente borselli, niente buste dell’ultim’ora e non più di 10 kg. Ogni altro bagaglio costa anche 15 euro, cioè il 50% dell’intero costo del biglietto. Riassumendo: Maggiore sicurezza, maggiore puntualità, miglior prezzo, ma con alcune limitazioni, o meglio, condizioni d’uso che regolano il viaggio standard, fuori da questo tutto si paga, potremmo dire, in modo high cost. Senza sconti quindi.

Come una compagnia low cost, noi programmiamo e forniamo il nostro software ad un prezzo basso ( a volte anche gratuito) per poi far pagare al cliente i servizi, gli extra di cui hanno bisogno e che non rientrano nell’utilizzo standard del prodotto.

La mia azienda, come altre “opensource”, ha fatto una scelta di campo fin dalla sua nascita: quella di aderire senza condizioni alla licenza GPL cogliendone le opportunità ed i rischi. Quando si scegliela GPLsi è vittime di un confronto con la “gratuità” del sistema che si usa che è spesso fraintesa. I l costo di un’ora di lavoro non è una variabile comprimibile e certamente non costa meno se il programmatore scrive un programma open o closed. Quello che cambia è solo il “come” e “quanto” si vede del prodotto realizzato.  Il software open source, non avendo costi di licenza, deve farsi pagare per il servizio che offre al cliente stesso.

D: Da dove provengono, dunque, i maggiori guadagni di un’azienda che vende software open source?

R: Dalla vendita del software e dai contributi sullo sviluppo che i clienti, una volta acquistato il prodotto, decidono di dare. Quando il cliente che aveva previsto un budget di 3.000 euro per il software e di 1.000 per le licenze, si accorge che con software open source i mille euro possono essere risparmiati, spesso rinveste ciò che ha risparmiato richiedendo delle funzionalità aggiuntive.
Questo è quel che permette al software di crescere e arricchirsi!

Seppur minimo, spero con questo articolo di aver dato un contribuito nel fornire maggior chiarezza sull’argomento e chiudo con un semplice invito a intravedere e constatare quelli che sono realmente i vantaggi dell’open source come lo sviluppo condiviso dei software che permette di ottenere un’ottima qualità di prodotti continuamente testati dagli sviluppatori, l’attenzione rivolta al reale utilizzatore e non al marketing come invece avviene troppo spesso nello sviluppo di prodotti commerciali/proprietari, la concretezza dei prodotti mirati a rispondere alle esigenze e ai requisiti specifici segnalati dagli utilizzatori stessi del programma, prezzi economici rispetto ai software proprietari, nessuna licenza, nessun costo per gli aggiornamenti.

Questi sono solo alcuni esempi dei vantaggi che un software libero può offrire ma il mio intento resta quello di invitare tutti a concentrarsi sulla forza dei prodotti ed evitare di perdersi in pregiudizi spesso ridicoli e irreali.

Non mi resta che augurare a chi lavora nelle realtà open source di proseguire confermando l’impegno e la qualità dei loro prodotti.

Luisiana

Tutto il mondo è paese…

Le vacanze sono ormai finite un po’ per tutti ma il ricordo di posti lontani è ancor vivo nella mente di molti… Quante svariate destinazioni: mare, montagna, Italia, America, Francia, Africa…

Mi soffermerò su quest’ultima non tanto per evidenziare le splendide mete turistiche ma per sottolineare un progetto che si spera possa diventare un “mattoncino” nella costruzione di sempre più numerose iniziative di questo tipo.

Intel insieme al Ministero della Pubblica Istruzione del Kenia ha inaugurato il sito di www.skoool.com con l’intento di promuove l’elearning per le scuole primarie e secondarie africane Il progetto che consiste principalmente nello sviluppo di una piattaforma in cui sono disponibili numerosi corsi di matematica è già stato lanciato in Nigeria, Ghana, Egitto e Sud Africa, con ottimi risultati.

Numerosi progetti pilota sono stati messi in atto negli anni scorsi: Nel 2008, nella scuola secondaria Kamiti, a Nairobi, sono stati installati 50 notebook con tastiera resistenti all’acqua e caratterizzati da una robustezza importante al fine di sopportare lo shock di una caduta, Scopo del primo progetto era quello di formare i docenti sull’utilizzo dei pc in modo da renderli autonomi, indipendenti e soprattutto capaci di trasferire le loro competenze di matematica agli alunni grazie all’utilizzo di strumenti informatici. In seguito a tale iniziativa si è riscontrato un 30 per cento di miglioramento delle prestazioni di matematica.

Formare i bambini dei paesi in via di sviluppo è uno dei passi fondamentali per aiutare “realmente” le popolazioni in difficoltà e dar loro la possibilità di apprendere ancor più velocemente e se l’elearning serve a migliorare questa linea di sviluppo non può che farci piacere.

Si possono scoprire particolarità sui diversi progetti nel sito www.skoool.com
Buon lavoro e, sopratutto, buon rientro dalle ferie a tutti!

Luisiana

Come usare bene l’aula virtuale (e in modo sensato)

Molto interessante questa esperienza condivisa da Luisa Carrada sul suo blog “Il mestiere di scrivere” (detto per inciso, per quanto mi riguarda IL punto di riferimento su queste cose). Continua a leggere “Come usare bene l’aula virtuale (e in modo sensato)”

Non è tutto oro quello che luccica…

Non è tutto oro quello che luccica, non tutta l’interazione serve a qualcosa e non è detto che un corso super-mega-multimediale, con effetti stile “chi vuol essere milionario” o simili siano migliori per forza di uno sfogliaslide.

Ne abbiamo parlato tante volte, ma è sempre utile ricordare che proprio come la tecnologia senza la testa non funziona, anche l‘interattività fine a se stessa non serve. 

Questo interessante articolo di Cammy Bean (parte 1 e parte 2) parla esattamente di questo.

Tanto per tornare sull’esempio sopra, non basta inserire un’animazione multimediale stile programma TV a rendere qualcosa di diverso una domanda a risposta multipla. Anche con la musica di sottofondo, il presentatore e il conto alla rovescia, rimane sempre tale. Peggio: se gli elementi multimediali sono eccessivi, possono in realtà distrarre e confondere l’utente.

Molto più importante è formulare domande intelligenti, inserire un feedback utile per l’utente, scrivere contenuti “sfidanti” e che stimolino l’utente e pensare, sbagliare e vedere le conseguenze dei suoi errori. 

Solo una volta progettati contenuti di questo tipo ha senso preoccuparsi dell’interattività, degli effetti speciali e del contorno, purché siano funzionali a massimizzare l’efficacia del contenuto. 

Novità negli strumenti di creazione corsi e-learning

Cammy Bean di Kineo ci fa – inconsapevolmente – da inviata alla fiera Education Expo di Orlando.

Questo è un suo breve resoconto.  Continua a leggere “Novità negli strumenti di creazione corsi e-learning”

Usare il testo nei corsi elearning

Segnaliamo questo interessante contributo di The Elearning Coach su come utilizzare il testo nei corsi e-learning. L’articolo evidenzia e spiega in modo molto chiaro 6 principi fondamentali di design su come utilizzare il testo nei corsi.

Continua a leggere “Usare il testo nei corsi elearning”

Snap e Articulate: due cose diverse!

Ho provato Snap (vedi questo post che ne annunciava l’uscita) e posso confermare le prime impressioni:

  • Snap è quasi uguale a Presenter, e in effetti costa 1/5…. Il differenziale di prezzo è giustificato se si usano tutte le funzioni di Presenter (ci sono molte opzioni di possibile personalizzazione in più), altrimenti per un uso come semplice “scormizzatore” rapido di contenuti Snap vale la candela, abbondantemente.
  • Snap è facile da usare…. per forza: è praticamente uguale a Presenter! La qualità dell’output pubblicato è molto buona, a prima vista, anche se andrebbe provata nel dettaglio.
  • Il vantaggio di Articulate sta nel suo essere una suite integrata: le interazioni engage da sole valgono probabilmente il prezzo
  • L’altro vantaggio di Articulate, per ora, è la community che esiste da molti anni ed è stracolma di esempi, tutorial, risorse gratis …. Se Snap prenderà piede, può darsi che pian piano anche la relativa community si popoli di contenuti e risorse.
Questa novità, a mio parere, apre un nuovo micro-scenario nel panorama degli strumenti di authoring:
  • low cost, no-frills, good quality: per chi ha poche esigenze, e cerca uno scormizzatore che costi veramente poco e dia buoni risultati Snap è una buona scelta
  • medio prezzo, buona qualità se si impara a usarlo bene (e a usare bene Power Point…): Articulate resta la scelta migliore per questo che penso sia uno dei segmenti più ampi
Per tutto il resto, cioé per chi ha bisogno di strumenti più complicati e più costosi, restano i vari Lectora, Raptivity eccetera.
Tutto questo, finché non vedremo Storyline che promette di essere un altro strumento che tra pochi mesi cambierà di nuovo il panorama (http://community.articulate.com/forums/t/1694.aspx).

Snap – 99 $ – può far fuori Articulate?

Perché pagare $ 999 quello che si può avere con $ 99?

Fino ad oggi, perché quello da 99 non c’era!

UPDATE: occhio ai commenti, nel frattempo sia noi che qualche lettore abbiamo provato il prodotto più a fondo

Continua a leggere “Snap – 99 $ – può far fuori Articulate?”

Vuoi entrare nel mondo dello spettacolo? Va dove ti porta l’elearning…

Gironzolando per il web mi sono imbattuta in un articolo che ha attirato la mia curiosità: l’organizzazione di un progetto formativo in modalità blended rivolto a chi ambisce a costruirsi una carriera professionale nel mondo dello spettacolo e della comunicazione.

Le iniziative formative saranno elaborate secondo due direttrici:

– la prima riguarda i corsi che si svolgono unicamente online, tramite una piattaforma dedicata che consente di accedere al materiale didattico predisposto (pdf, slide, video, test, ecc.) e di partecipare in videoconferenza a lezioni e discussioni specifiche.

– la seconda tipologia è quella del corso online ma che in fase finale prevede una conclusione in full-immersion programmata prevalentemente nei weekend ed organizzate con un impostazione produttiva.

Il progetto è ancora in fase di definizione ma, se tutto dovesse andare per il meglio, l’e-learning potrebbe regalarci la possibilità di rivedere nel mondo dello spettacolo persone realmente valide e, soprattutto, formate.

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