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Il successo in un progetto e-learning

Facciamo il corso, qualcosa impareranno. Questo è un approccio piuttosto comune, ma come potete immaginare anche piuttosto superficiale. Quantomeno, il rischio in termini di costi-benefici è di investire tempo (di chi organizza il corso e di chi lo deve fruire) e soldi senza un grande ritorno.

Secondo Kuhlmann di Articulate (che, nota a margine, sempre di più scrive di processi, e non solo di tecniche per creare corsi), i tre pilastri non della saggezza ma del successo di un progetto e-learning sono:

  1. Motivazione
  2. Il corso e i suoi contenuti
  3. Il supporto all’apprendimento

L’articolo è qui: http://www.articulate.com/rapid-elearning/you-want-e-learning-success-but-are-you-prepared-to-go-all-the-way/

Che dire? Sono esattamente gli stessi concetti che anche noi predichiamo. La ricetta, dunque, sembra proprio essere quella giusta.

Action Mapping

Cathy Moore è la profetessa del cosiddetto Action Mapping: la progettazione di un corso partendo non dalle informazioni che si desidera trasferire ma dalle azioni che le persone devono imparare a svolgere. Continua a leggere “Action Mapping”

E-learning da un’altra prospettiva

“E-learning? Ah, ho capito, sono quelle presentazioni online dove si clicca ‘avanti, avanti’, c’è una voce narrante e alla fine il quiz. Quella roba lì, no?” Continua a leggere “E-learning da un’altra prospettiva”

Creazione corsi e-learning: scenari che “mostrano” o che “dicono”?

L’ultimo articolo di Cathy Moore è molto interessante, perché fornisce un esempio pratico di come sviluppare gli scenari in un corso e-learning e lo fa non facendo vedere un corso super multimediale ma semplicemente descrivendo cosa funziona e cosa no: Continua a leggere “Creazione corsi e-learning: scenari che “mostrano” o che “dicono”?”

Gli svedesi e l’Allodola

E’ una storia che racconto spesso, ma di cui non ho mai scritto nulla. E’ una storia del 2003, e riguarda una parola chiave che va di moda ora (e che all’epoca non si usavano): apprendimento collaborativo.

Tutte le volte che mi chiedono di parlare di modelli di apprendimento collaborativo, racconto sempre di questa esperienza svedese (Kooperativ Konsult di Goteborg, Svezia, assieme all’Università di IT di Goteborg) che ho conosciuto in un progetto Leonardo appunto nel 2003. Continua a leggere “Gli svedesi e l’Allodola”

Azione, non obiettivi di apprendimento…

blogcathymoore

Difficile non essere d’accordo con la solita Cathy Moore….

Ecco un utile spunto sul tema, tratto appunto da Making Change.

LifeLike Care

Segnaliamo questo intervento di Amanda Ronzoni sul Blog di DMS: un video sul Paziente Virtuale Interattivo, a disposizione sul canale YouTube di DMS.

videolifelikecare2

DMS ha messo a disposizione un trailer e una video-intervista che mostrano le potenzialità di LIFELIKE CARE® come strumento di educazione medica avanzato.

From_clueless_to_confident

Segnaliamo questo interessante post metodologico di Cathy Moore su come creare i vostri corsi e fare in modo che gli utenti stessi – durante la fruizione – passino da “non ne ho idea” a “ok, so che posso fare da solo”. http://blog.cathy-moore.com/2009/05/four-ways-to-move-your-learners-from-clueless-to-confident

La Moore – come sempre – ci raccomanda di far lavorare i nostri corsisti tramite la sperimentazione e la scoperta progressiva. Questi sono i punti metodologici principali evidenziati nel post:

1. Lasciate che gli utenti lo scoprano da soli

Spesso diciamo ai nostri corsisti tutto quello che devono sapere e poi verifichiamo il loro apprendimento.
“Ecco il modo corretto di presentare il nostro prodotto” E poi “ora rispondi a queste domande”. Potremmo invece mettere i nostri utenti in uno scenario realistico dove un venditore esperto ci da’ qualche consiglio e poi ci ritroviamo a una scrivania con un potenziale cliente. Uno scenario “ad albero” ci può permettere di provare vari approcci e se usiamo il feedback possiamo capire  se abbiamo fatto la scelta corretta e ricevere ulteriori consigli.

2. Lasciate che rischino di sbagliare.

Senza il rischio di sbagliare, il successo non significa molto. E i nostri errori sono insegnanti che ricordiamo sempre.
Uno scenario realistico lascia che gli utenti commettano errori. Ovviamente, non dobbiamo frustrarli o scoraggiarli rendendo la cosa così difficile che si sbaglia sempre o quasi.

Going from clueless to confident

3. Per aiutare, mostra – non spiegare

Sempre per restare nell’esempio di prima: se il nostro utente sceglie la risposta sbagliata, il feedback potrebbe essere un esperto che – in un flashback – mostra come ha evitato lo stesso errore.

4. Date agli utenti aiuti tratti dal mondo reale

Se gli aiuti (feedback, help, consigli ecc.) sono realistici, uguali a quelli che il nostro utente utilizza nel mondo reale, sicuramente il loro impatto sarà maggiore:  mettete a disposizione il vero manuale, la vera procedura, la vera busta paga, il vero file excel…..

Non servono per forza software sofisticati

Questi tipi di scenari possono essere prodotti con foto e con uno strumento di produzione rapida. Ovviamente serve più tempo per progettare questo tipo di materiale. Come possiamo convincere i clienti a darci il tempo che serve?

E-learning on the beach

P9172128Segnalo questa interessante iniziativa promossa da Mauro Sandrini di Elearning e Innovazione.

–> 30 Giugno, Marina Romea, Ravenna
Orario: 10:00-17:00
Iscrizioni e informazioni: www.ilias.it

La comunità degli utilizzatori di ILIAS si incontra al
mare per produrre in modo partecipativo una traduzione italiana
della piattaforma che sia professionale (si tratta di uno dei software
di e-Learning più affidabili per l’utilizzo industriale).

L’obiettivo è privilegiare il punto di vista degli utenti rispetto
alle traduzioni troppo tecniche che, purtroppo, ancora imperversano
in molte localizzazioni delle piattaforme e-Learning open source.

Il luogo è affascinante (www.bocabarranca.it), la wifi è disponibile,
ed è anche l’occasione per conoscersi e scambiarsi esperienze per
gli utenti.

ILIAS, è uno dei principali LMS open-source, paragonabile per performance a Docebo o Moodle anche se per ora poco diffuso soprattutto in ambito corporate.

(PS: Ehi, con questa news il nostro blog festeggia 100 post in un’anno e mezzo di vita, niente male!)

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