Come mai i responsabili HR e Training sono spesso insoddisfatti dei loro investimenti in formazione? Continua a leggere “Formazione e ritorno dell’investimento”
Con la diffusione delle piattaforme elearning cloud, sta iniziando ad emergere il concetto di Lms Ecosystem. Sicuramente, così come per “cloud” o “2.0”, il concetto è anche una moda e un buzzword. Ma ha sicuramente della sostanza, e vale la pena parlarne in modo un po’ più approfondito.
Il riferimento più ovvio per comprendere di cosa si sta parlando è quello dei device mobili: iTunes e Google Play sono gli esempi più ovvi e più riusciti di ecosistemi.
In sostanza, una volta che sul proprio dispositivo c’è iOs oppure Android, c’è un “luogo” dove con un click si installano le applicazioni che servono. Questo tipo di ecosistemi ha anche abituato gli utenti ad aspettarsi che le app o i contenuti siano gratis o poco costosi.
Come si trasporta tutto questo nell’ambito elearning? Per un’azienda cliente è un vantaggio affidarsi a un sistema di questo tipo? E se sì, un sistema cloud-based vero e proprio è più vantaggioso di un sistema open source?
Il mio parere è ni, e ora provo a sviluppare meglio il ragionamento. In questo post, confronterò solo il modello “cloud” con il modello “hosted open source” (open source, installato su un hosting), tralasciando il mercato dei fornitori di piattaforme commerciali. Diventerebbe un post troppo lungo… Continua a leggere “Piattaforme elearning: ecosistemi cloud o ecosistemi hosted?”

Nell’articolo precedente abbiamo visto che ci sono sostanzialmente due approcci per generare partecipazione e motivazione nei corsi elearning: PUSH e PULL. Entrambe le strade presentano vantaggi e svantaggi che è importante tenere bene in considerazione quando si decide “quale leva tirare”.
Quali sono? Continua a leggere “Push o Pull? Le strategie migliori per motivare gli utenti”
Uno degli aspetti più critici nella gestione dei progetti elearning è sicuramente dato dalla qualità della partecipazione degli utenti. Quali sono gli “ingredienti” che ci assicureranno la loro collaborazione, quali le “leve motivazionali” che desteranno il loro interesse e garantiranno all’azienda il risultato atteso dal progetto formativo o di knowledge management? Continua a leggere “Le leve motivazionali nell’elearning”
Dunque, premetto che non credo sia realmente possibile calcolare esattamente il ROI (Return on Investment) di un progetto elearning, ma è sicuramente un esperimento interessante da cui trarre indicazioni importanti, e in molti ci hanno già provato.
A meno che non vendiate corsi elearning il “Ritorno sull’investimento” si calcolerà soprattutto in termini di risparmio sui costi di gestione del training, in rapporto ai costi vivi di produzione dei corsi e di gestione dell’impianto elearning. Ma oltre ai costi di trasferta e di struttura che si risparmiano ci sono tutte le componenti intangibili: Continua a leggere “Calcolare il ROI di una piattaforma elearning”
Nella produzione di contenuti elearning, l’utilizzo di un voice over (o speakeraggio, o parlato) professionale è un elemento molto importante, ma a volte dato per scontato anche dagli stessi sviluppatori di contenuti elearning.
In questo post vorremmo affrontare qualche aspetto organizzativo, gestionale e pratico della collaborazione tra chi sviluppa contenuti e chi si occupa di voice over. E vogliamo farlo con un’ intervista a un nostro prezioso partner, Stefano Trillini, docente e speaker professionista. Continua a leggere “L’utilizzo del Voice Over nell’elearning”
Quali sono le scelte da compiere nell’affrontare un progetto e-learning?
Qual è lo scenario? Come scegliere la piattaforma elearning (e a cosa serve)? Meglio comprare contenuti a catalogo o farseli da soli? E come gestire l’hosting? Continua a leggere “Elearning: scenario, scelta della piattaforma, gestione, implicazioni”
Noi ne avevamo parlato qui , con riferimento alla durata dei corsi ECM Continua a leggere “Calcolare la durata dei corsi elearning: il riassunto di Lorenz”
Il cioccapiatti, o peracottaro o cioccolataio … chi non ne ha mai incontrato uno?
Il problema è che sono diffusi anche in ambito aziendale. Vorremmo proporre qui una breve lista di comportamenti che vi consentono di riconoscere facilmente questa tipologia umana – o aziendale – e quindi di starne lontano.
Ecco i comportamenti più diffusi che abbiamo riscontrato, tenete conto che nella accezione che diamo noi abbiamo ricompreso anche comportamenti non solo “da venditori” ma anche da “cattivi compratori”. Sono altrettanto diffusi, e vi invitiamo a diffidarne.
- “abbiamo una redemption del 100% sulle nostre offerte” (bum!) Morale: questo è quasi la definizione da dizionario…
- cliente che chiede un’offerta urgentissima, inviata in anticipo scapicollandosi, poi sparisce per sempre e non si fa più vivo. Morale: certo che fa parte del gioco, succederà sempre. Ma l’educazione e anche solo 2 righe “abbiamo scelto un altro” costano poca fatica. Purtroppo, si tratta di merce rara.
- i nostri (inserisci a piacere prodotti, servizi, quello che vuoi….) sono i (migliori, più usati….) sul mercato: quando controlli, i prodotti o servizi in questione… non ci sono. Morale: se qualcuno millanta prodotti fantastici e non ce li ha….traete da soli le conclusioni
- cliente che ti fa diventare scemo nell’analisi delle sue esigenze, in pratica ti chiede (e ottiene) consulenza gratuita, spesso fondamentale per consentirgli di raggiungere i suoi obiettivi. Poi, se per caso ti commissiona il lavoro…. non te lo paga perché sono emerse esigenze nuove e le vuole comprese nel prezzo. La morale è che chi ti fa impazzire fin dall’inizio della relazione dovrebbe farti insospettire…
- fornitore non chiaro su cosa è compreso nella sua proposta e cosa non lo è (classica discrasia tra quello che dice il commerciale “certo, c’è tutto, non c’è problema…” e quello che esiste nella realtà “questo c’è e questo no, questo è impossibile e questo andrebbe fatto da zero..”). Il risultato è che in realtà le cose più importanti… non sono comprese e hanno un corso aggiuntivo. La morale: prediligete le offerte chiare, in cui si capisce cosa c’è e cosa no. E se vi dicono “certo, queste funzionalità sono presenti/comprese” pretendete che questa cosa sia scritta. Meglio un po’ di tempo di analisi in più all’inizio che litigare alla fine.
Questa è solo una top 5, ma sono certo che la lista può essere allungata. Chi si sente di aggiungere delle casistiche?
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Per i curiosi, ecco la definizione di Cioccapiatti, la migliore che ho trovato in giro, da: http://warhammer.forumfree.it/?t=53558137
Ah, se volete produrvi nell’imitazione di un emiliano, la pronuncia corretta è con una “c” sola: ciocapiatti.
In Emilia Romagna, in particolare a Modena, si dà del CIOCCAPIATTI a chi millanta di avere grandi doti o spara balle esagerate, anche su qualcosa che ti vuol rifilare, o comunque chi vuol convincerti della bontà del suo punto delle sue idee facendo pressioni verbali, improbabili promesse, eccessiva opera di convincimento, anche alzando il tono.
Il termine cioccapiatti, o colui che fa schioccare rumorosamente i piatti ha origine nelle fiere di paese e nei mercati rionali dove vi era spesso il banco del venditore di stoviglie, in particolare di piatti di ceramica, i quali, si sa, al tempo lasciavano un po’ a desiderare come resistenza agli urti, soprattutto quelli più economici. Ora questo venditore ambulante doveva convincere le massaie della bontà dei suoi articoli, i piatti.
E per farlo posava sul banco un piano fatto di assicelle leggere e flessibili su cui sbatteva di taglio i piatti, facendoli anche rimbalzare con grande perizia. In questo modo, urlando le doti di grande resistenza dei suoi piatti li sbatteva con “forza” su queste assicelle producendo gran rumore.
In realtà sfruttava le doti di elasticità del piano flessibile e il fatto che sbattendo con perizia di taglio il piatto questo risultava assai più resistente all’urto (sempre ben calibrato ovviamente).

